Era il 18 marzo 1888. Un sacerdote viaggiava in treno da Magonza a Colonia quando, passando per Bonn, notò che il suo vicino di posto si fece il segno della croce, congiunse le mani e si mise a pregare.
—Domani è la festa di san Giuseppe! Forse è il vostro patrono —disse il sacerdote.
—No, signore, ma mia moglie si chiama Giuseppina... e mi piacerebbe essere domani in sua compagnia. Ho però un altro motivo per rendere grazie; e, se le interessa, le racconterò la mia storia, perché un sacerdote saprà comprenderla.
—Certamente.
—Da bambino ricevetti dalla mia buona madre un'educazione religiosa. Purtroppo, mia madre morì molto presto; mio padre non si occupò della mia educazione religiosa e ben presto abbandonai tutte le pratiche di pietà. Più tardi conobbi una giovane eccellente e, desiderando farla mia sposa, finsi di avere sentimenti religiosi che in realtà non possedevo. Dopo il matrimonio, ella fu quasi sopraffatta dal dolore quando le aprii il mio cuore e cominciai a deridere le sue devozioni. Cinque anni fa, nel giorno del suo onomastico, le feci un regalo prezioso, ma lei, quasi timorosa, mi disse:
—C'è un altro regalo che mi renderebbe più felice...
—Quale?
—La tua anima, caro —rispose tra i singhiozzi.
—Chiedimi ciò che vuoi: lo farò.
—Vieni con me domani, festa di san Giuseppe, nella chiesa di N. N. Ci saranno una predica e una benedizione.
—Se è solo questo, asciuga le tue lacrime: ti accompagnerò.
La chiesa era gremita. Il predicatore, molto giovane, mi lasciò freddo e indifferente; tuttavia disse qualcosa che mi colpì: «Nessuno ha mai invocato la protezione di san Giuseppe senza sperimentarne l'aiuto. Abbiate ferma fiducia che egli accorrerà in soccorso di chiunque lo invochi nell'ora del pericolo, anche se è peccatore o persino incredulo».
Uscendo dalla chiesa, mia moglie mi disse:
—Amico mio, durante i tuoi viaggi ti troverai spesso in pericolo; promettimi che, se ciò accadrà, reciterai questa breve preghiera: «San Giuseppe, pregate il vostro divin Figlio per me».
—Lo farò; non è affatto difficile.
Poco tempo dopo, viaggiavo proprio in questo luogo in cui ci troviamo. Eravamo in sette nello scompartimento. All'improvviso si udì un fischio d'allarme e un urto formidabile ci scaraventò in aria. Non ebbi il tempo di dire altro che: «San Giuseppe, soccorretemi!». Tutto accadde in un istante. Quando ripresi conoscenza, vidi i miei compagni orribilmente dilaniati e morti. Io avevo riportato soltanto lievi contusioni. Da quel giorno ripresi le pratiche religiose e ripeto sempre, con grande fiducia: «San Giuseppe, soccorretemi!»
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