A Tolosa (Francia) vi era una famiglia poco religiosa. Poiché il collegio dei Gesuiti era senza dubbio il migliore della città, i genitori decisero di iscrivere lì il loro primo figlio.
Il ragazzo, più incline alla pietà dei suoi genitori, cominciò a frequentare i sacramenti e ne traeva grande beneficio spirituale.
Venuta a sapere di ciò, la madre del ragazzo corse dal direttore del collegio e gli disse:
— Padre, lei sta facendo di mio figlio un bigotto. Sappia che non voglio che diventi un frate o un sacerdote.
Non contenta di questo, e per sorvegliarlo meglio, si trasferì in città e iscrisse il figlio come esterno. In tal modo poteva impedire le comunioni frequenti.
Povera madre! Aveva paura che il ragazzo si donasse interamente a Dio e diventasse un cristiano fervente.
Ma che cosa accadde? Ecco: poco a poco le comunioni del giovane divennero sempre più rare... finché, alla fine, nemmeno una all’anno, nemmeno a Pasqua... Il resto si indovina facilmente. La corruzione invase il cuore del giovane e prese il posto della virtù e della pietà.
Quando l’infelice madre se ne accorse, corse angosciata a supplicare il direttore affinché facesse tornare suo figlio alla comunione e alla morale cristiana. Ma il padre le diede questa risposta:
— Signora, è troppo tardi; suo figlio è perduto. Io ho compiuto il mio dovere; bisognava che anche lei compisse il suo.
E il padre aveva ragione. Non passò molto tempo che il disgraziato giovane morì consumato da vizi orrendi e vergognosi.
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