Era il 1888, Anno Giubilare del Santo Padre Papa Leone XIII. A uno degli altari della Basilica di San Pietro si trovavano due sacerdoti: uno era prelato romano e canonico della Basilica Vaticana; l’altro era il vescovo di una diocesi italiana, venuto a Roma per assistere alle feste giubilari.
Il prelato romano, che si accingeva a celebrare la Messa, guardava inquieto intorno a sé, perché il suo chierichetto non compariva. Il Vescovo, che era inginocchiato lì vicino, si avvicinò con grande semplicità e disse:
“Mi permetta, Monsignore, di servire io la sua Messa.”
“No, Eccellenza, non lo permetterò: non si addice a un Vescovo fare da chierichetto.”
“Perché no? Le assicuro che me la caverò.”
“Di questo non dubito, Eccellenza; ma sarebbe una grande umiliazione. No, non lo permetterò.”
“Stia tranquillo, amico mio. Presto all’altare; cominci: Introibo…”
Detto ciò, il Vescovo si inginocchiò e il prelato dovette cedere. Assistito dal suo nuovo servitore, il prelato romano proseguì la sua Messa con emozione sempre crescente.
Terminata la Messa, il celebrante si profuse in ringraziamenti davanti al Vescovo.
Quel pio e umile servitore, vent’anni più anziano del prelato romano, era la gloria della diocesi di Mantova, Don Giuseppe Sarto, il futuro Papa Pio X, oggi canonizzato da Pio XII.
Per il piccolo Crociato, fervente amico di Gesù Eucaristico, non vi deve essere onore né gloria maggiore che poter servire devotamente il sacerdote all’altare.
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